Si tinge di leggerezza il sabato sera capitolino, soprattutto quando alla Locanda Atlantide arriva la terza edizione del Roma Pop Fest. In un’atmosfera fatta di palloncini e lucine fosforescenti si apre la seconda serata della manifestazione dedicata al meglio della musica emergente italiana. Ad aprire il concerto Edipo, un giovane cantautore gardesano al secondo disco, che ci presenta il primo singolo Idroscalo, una canzone ironica dedicata al Miami, festival milanese di musica indipendente: “Non andrò al Miami perché la cantante del mio gruppo non è abbastanza figa, e anche se ci andassi i miei amici non verrebbero a vedermi con la scusa dei parcheggiatori troppo ladri, non andrò al Miami perché ho già saputo ci va un’altra band che è simile alla mia, ma loro son più magri”. L’esibizione  procede con tono scherzoso e piglio deciso, ed Edipo non risparmia nessuno, scrive un pezzo per i fonici, uno per la ex e anche per la classe operaia. Tutto in perfetto stile pop ironico e tagliente. Subito dopo arrivano i Karibean, gruppo marchigiano al primo ep, e l’atmosfera cambia di colpo, catapultandoci in un’America degna dei migliori Beach Boys. La band è ancora acerba, ma il genere è chiaramente definito: mare, sabbia e surf sono tutti nelle loro note, regalandoci una musica che sarebbe perfetta per uno spot televisivo o per un sottofondo d’autore. Tra il pubblico un fan d’eccezione: il leader dei Diaframma Federico Fiumani. E’ il turno de L’Orso, una band lombardo piemontese dallo stile raffinato e ricercato, forse la più promettente tra i nomi in cartellone. Hanno pubblicato solo un paio di ep, ma l’esordio è senz’altro promettente, come accade per brani ispirati come Invitami per un tè: “Accordami i polsi, che è da un po’ che non scrivo più, comunicare è diventato impossibile con tutte le lettere che ho lasciato a marcire nel Mac, intasandomi Gmail”, o Avere Ventanni: “La mia vita da stagista, la mia relazione stragista, che magari poi avrà pure le sue qualità, ma tra fare l’impiegato e la BR che differenza fa?” E’ quasi l’una e mezza quando sale sul palco Maria Antonietta, abbraccia la sua chitarra ed inizia a suonare. Un muro di suoni, la voce che fa fatica ad arrivare ed un’aria da artista maledetta stampata sul viso. Un’attitudine sfacciatamente punk che non convince, una songwriter che non ci entusiasma. Forse potrà migliorare con l’esperienza, ma al momento resta un bel punto interrogativo, un esordio sopravvalutato.

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