Photo by Federica De Angelis@Youthless Club (Rieti)

“C’era una volta in Sicilia un giovane di nome Cola che stava tutto il giorno in spiaggia a prendere il sole. La notte, poi, sognava le meraviglie degli abissi marini, vagheggiando di splendidi palazzi di cristallo abitati da sinuose sirene. Il lavoro, puah!, non gli voleva calare e quella povera donna di sua madre era talmente disperata che un giorno gli gridò contro: ‘Figlio mio, se non ti ravvedi, possa tu trasformarti in pesce!’ Non l’avesse mai detto, Cola si ritrovò con mani palmate e polmoni di balene, e fu ribattezzato Colapesce”.

Un piccolo preambolo per parlare di Lorenzo Urciullo, che ha scelto questo personaggio mitologico come nome d’arte per la sua musica. In tour per presentare il disco di debutto Un meraviglioso declino, Colapesce ha fatto tappa venerdì a Rieti, al neonato Youthless Club. Dopo una lunga attesa e davanti ad un pubblico non molto numeroso, ma attento, finalmente il gruppo sale sul palco sulle note malinconiche di Restiamo in casa, lo stesso brano che apre anche l’album: “Arriveranno presto, si prenderanno anche il silenzio”. Ed è proprio la malinconia il sentimento sottile che pervade tutto il lavoro, insieme ad una poetica sottile, semplice, ma allo stesso tempo efficace. Colapesce ci incanta con la sua disarmante sensibilità, come in Fiori di Lana quando canta con estrema dolcezza: “Un hard disk pieno di poesie non vale nulla se non ci sei tu”, o quando sussurra in Oasi: “La terra trema, cerco l’oasi di servizio, non la trovo, tu che goccioli al mio fianco, quasi muoio”. Ma Lorenzo non ci canta solo l’amore romantico, ma anche l’inadeguatezza dell’essere “ad un palmo di mano dalla tua pelle e non riuscire a sfiorarti” ne La distruzione di un amore, la disillusione della nostra generazione per la mancanza di futuro in Quando tutto diventò blu, o quella politica ne La zona rossa: “Da anni sventoli bandiere, ora di rosso c’è solo il tuo viso stanco”. In chiusura scopriamo I Barbari, una sorta di parallelismo con Gli spietati dei Baustelle:  “Stanno per arrivare, si leccano il sangue tra i denti”. Prima di andar via un ultimo bis, omaggio a Leo Ferré e alla sua Niente più: “Il Moody Blues che s’addormenta, chiuso nell’amplificatore, e nella voce del silenzio lei che ondeggiando se ne muore, niente più, niente più”.