Sento l’acqua che scorre e lui che canticchia un motivetto felice che va molto questa estate. Stasera andrò nuovamente con lui, non trovo il coraggio di dirgli di no ogni volta che me lo trovo davanti.

  Ora sono a casa sua, una casa che non mi rispecchia, arredata da qualcuno che non sono io. Probabilmente sua moglie. Bevo un the freddo, ma non  mi schiarisce le idee, anzi mi confonde ancora di più.

  Mi sconvolge la vista delle mie labbra sul bicchiere dove probabilmente lei beve tutte le mattine, che poi lava, ripone senza sapere che c’è qualcosa di me.

  “Sara se ti annoi metti un po’ di musica, io arrivo fra un  minuto. Fai come se fossi a casa tua!”

“Sì Giovanni, non preoccuparti, sto bene così!” Chiudo gli occhi, scaccio i pensieri. Le mie dita continuano ad accarezzare i contorni di quel bicchiere. In fondo mi rispecchia, qualcosa di mio poggiato su qualcosa che non mi appartiene. Quel bicchiere per me è Giovanni.

  Cos’è questo rumore? Si muove tutto, mi sembra di stare su una giostra del Luna Park! Ho paura di morire. Vedo tutta la mia vita davanti, quella vita che non è Giovanni. Il bicchiere si rovescia e rotola a terra.

  Una pioggia di cristalli, le mie labbra frantumate. È di nuovo il silenzio. Giovanni in accappatoio corre da me.

  “Stai bene? È tutto a posto? Deve essere stata una piccola scossa di terremoto…”

  “Sì, ora sì. Ma devo andare.” Non gli lascio il tempo di rispondere. Chiudo la porta dietro di me. Per le scale incontro una donna. Tiene per mano un bambino che ha gli stessi occhi azzurri di Giovanni. Sorrido a quegli occhi, come un ultimo addio.