Ascoltare “Hermann”, il nuovo album dei Paolo Benvegnù, assomiglia al perdersi in una foresta autunnale, la stessa che ci accompagna in tutte le immagini del disco. Tredici le tracce attraverso cui si snoda il nostro percorso, un viaggio nella storia dell’umanità, prendendo spunto dalla letteratura, reale od immaginaria che sia. Ed è proprio l’essere umano il centro ed il fulcro di tutto il lavoro, già dal titolo, quel “her-man”, che pone l’accento sull’uomo, nel senso più ancestrale del termine. Ritroviamo così Melville, Omero, Sartre, ma anche scrittori immaginari come Fulgenzio Innocenti, il cui manoscritto omonimo sembra aver ispirato tutto il disco. Anche la persona raffigurata sulla copertina è parte integrante della riflessione artistica: chi è? Perché ha del sangue sulle labbra? Di chi sono le piccole mani che gli chiudono gli occhi? Viene spontaneo chiedersi se sia lui Hermann, se abbia visto nel suo cammino attraverso questa foresta, che ricorda “la selva oscura” di Dante, tutte le storie, gli amori e le violenze che si sviluppano nei tredici brani. Quel che ne risulta è un disco complesso, lontano dalla “trilogia del tessuto” dedicata all’amore tra uomo e donna, in una scrittura che dall’io si apre al noi, che dalla coppia va verso il mondo. Resta l’amore, ma anche tante altre emozioni meno nobili dell’animo umano, come la paura: “E non è curiosità che spinge le intuizioni, ma semplicemente noia, paura di perdersi, difendere i confini, e allora controlli e come Ulisse poi distruggi senza senso Troia”, l’avidità: “Ma poi finirono le terre ed inventammo Dio, lo trafiggemmo all’alba l’ultima volta che provò a sorridere. Così inventammo la notte, che non si parli più del sole, non c’è mai stato nessun errore, perché chi vede muore”, l’odio: “L’avete fatta pagare a mio padre, e a quelli che come lui hanno creduto alle parole perfette e alle dighe per togliere la sete. […] Ma io sono molto più veloce e non mi prenderete mai, perché sono legato alla terra e alla terra mai mi slegherei”, e la rabbia: “E’ stato semplice eliminare l’uomo per le macchine? E’ così semplice? Chiedevano chiudendosi la bocca per non ridere”. Come il bicchiere rotto in mille pezzi di Andromeda Maria, anticipazione e primo singolo del disco, Hermann si apre in migliaia di sfumature e frammenti: c’è la guerra in Love is talking, il viaggio di Mosè in fuga dall’Egitto nell’omonima Moses, l’America di Good Morning, Mr. Monroe!, come se in un ascolto si racchiudesse tutta la complessità dell’animo umano, messo a nudo nelle sue debolezze e vulnerabilità. Non ci sono critiche o giudizi, ma solo una preghiera, suggellata dalla splendida Avanzate, ascoltate: “Anime, avanzate, lasciate che vi accarezzino le ciglia dell’amore ed i ricordi che bruciano in petto e non dimenticate le parole degli occhi, degli ultimi respiri e cominciate a respirare. […] Anime, avanzate, cogliete i i fiori ed adornatevi, tingetevi le labbra così che possa riconoscervi, e sussurrate al vento il vero amore, che i figli possano abbracciare i padri, e tornare a vivere, e a scegliere”.

www.paolobenvegnu.com

TRACKLIST:

1-     Il pianeta perfetto

2-     Moses

3-     Love is talking

4-     Avanzate, ascoltate

5-     Io ho visto

6-     Andromeda Maria

7-     Achab in New York

8-     Sartre Monstre

9-     Good mornig, Mr. Monroe!

10-  Date fuoco

11-  Jhonnie and Jane

12-  Il mare è bellissimo

13-  L’invasore