“Un mondo dove la merda è negata e dove tutti si comportano come se non esistesse. Questo ideale estetico si chiama Kitsch. Il Kitsch elimina dal proprio campo visivo tutto ciò che nell’esistenza umana è essenzialmente inaccettabile”. Grazie a questa citazione tratta da “L’insostenibile leggerezza dell’essere” di Milan Kundera il gruppo di Como si auto identifica, riversando tutta la rabbia nell’esordio discografico “Mentre tutto collassa”.  Dieci tracce che scorrono veloci, con un ritmo sostenuto di chitarra e basso e testi che graffiano dalla prima all’ultima nota. È un’analisi dura e spietata quella fatta dai Kitsch sulla nostra società, dalla gioventù perduta divisa tra call center e televisione, senza politica né ideali (“Mamma televisione strumentalizza il mio agire”), ai musicisti ipocriti (“Poeta- imprenditore ridicolizzi la coscienza della Musica, riuscendo a dire solo amore, amore, amore”), all’indifferenza generale che ci circonda (“Tener le mani in tasca mentre tutto collassa”). Il ritratto che ne esce è piuttosto deludente e deprimente, ma quanto mai reale. Simbolo di questa generazione perduta è “Eugenio con le bolle al cervello” anestetizzato dalla televisione, dalla carne nuda sbattuta in prima pagina e dai falsi miti. Un album che si inserisce perfettamente nel filone “fare qualcosa che serva” inaugurato dagli Afterhours e portato avanti anche da altri gruppi della scena underground italiana, come Ministri e Teatro degli Orrori. Ma come uscirne, qual è la soluzione a questo mondo in declino? I Kitsch ci lasciano con uno spiraglio di speranza: “Ma se non ci arrenderemo, chissà se si arrenderanno? E se ci coalizzeremo, chissà come reagiranno? Se ci arruoleremo tutti, chissà chi è che arresteranno?

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TRACKLIST:

1-      Poetimprenditori

2-      La mia generazione

3-      Cluedo

4-      Le illusioni

5-      Cazzo!

6-      L’era dell’immagine

7-      Eugenio

8-      L’attimo

9-      Alibi di vetro

10-  Mani in tasca