“Amor Fou” è un termine francese che sta ad indicare l’amore pazzo, l’amore folle. Già questo basterebbe in parte a spiegare il retroterra e le intenzioni di questo gruppo. Formatisi nel 2006 a Milano, dopo esperienze soliste, gli Amor Fou impiegano un anno per scrivere il primo album “La stagione del cannibale”, accolto favorevolmente da critica e pubblico. Sin da subito salta all’orecchio l’importanza delle parole, l’accurata scelta dei termini e gli innumerevoli riferimenti letterari. C’è l’esistenzialismo francese, c’è Pier Paolo Pasolini, ma c’è anche tanta musica italiana. C’è la voglia di raccontare storie (“Se un ragazzino appicca il fuoco”), il desiderio di andare oltre (“Il periodo ipotetico”). Tutto questo torna e si perfeziona ne “I moralisti”, secondo album, uscito da poco per la EMI e che il gruppo presenterà domani sera al Circolo degli Artisti di Roma. Diversi i cambi di formazione: abbandona Cesare Malfatti (La Crus), entrano Giuliano Dottori e Paolo Perego, rispettivamente alla chitarra e al basso. Ma il fulcro resta lui, Alessandro Raina, voce e mente del gruppo, dopo l’esperienza da frontman nei Giardini di Mirò. Ma chi sono i moralisti di cui si parla in questo concept album? Sono dieci personaggi, descritti in altrettante canzoni, in una chiave di lettura vicina al cinema Neorealista. Ritroviamo la poetica di Antonioni e Lizzani, ma anche Fabrizio De André ed il suo “Storia di un impiegato”. Scopriamo così dieci ritratti, dieci storie di vita vissuta: il bandito Depedis, la ragazza suicida, il prete omosessuale, il vecchio visionario.. Impariamo a conoscere ed amare i personaggi, con le loro debolezze e fragilità, all’interno di una società che li disprezza e non li comprende. Un bel connubio di poesia e musica, con sonorità vicine ad Afterhours e Baustelle, ma con diversi omaggi ai meno noti Scisma, precursori del suono che è esploso proprio in questi anni. Un album che scivola via leggero come una pennellata su tela, come dei piccoli acquarelli dai delicati colori pastello.

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