È stato sold out, come previsto, il tanto atteso ritorno a Roma degli Spandau Ballet, a più di vent’anni di distanza dal precedente album “Heart like a sky” (1989). Gruppo storico del New Romantic inglese ed antagonisti dei conterranei Duran Duran, gli Spandau sono tornati sulle scene con una raccolta, “Once More” (2009), che racchiude 11 successi e 2 inediti. A presentarlo, un tour mondiale che li vedrà, tra l’altro, stasera al Mandela Forum di Firenze per l’ultima data italiana, dopo le performance di Milano e Roma. Alle 21 in punto il gruppo è già sul palco, ed un enorme telo bianco li nasconde al pubblico già in visibilio. Una breve proiezione presenta e spiega il “Reformation tour”, alternando foto vecchie e nuove, e vede il quintetto nuovamente riunito ed in perfetta forma, forse un po’ appesantito dagli anni, ma con uno spirito ed una forza invariati, se non addirittura potenziati. Sin dal primo brano “To cut a long story” l’impressione che si ha è quella di un tuffo nel pieno degli anni ‘80, ed i pezzi storici non tardano ad arrivare. Con un ritmo incessante si alternano “I’ll fly for you”, “Through the barricades”, “She loves like diamonds”, “True”, “Only when you leave” ed il pubblico, davvero trasversale, esplode in boati e grida. I brani, riarrangiati ed arricchiti dal caldo accompagnamento del sassofono di Steve Norman, risultano ancora più belli e coinvolgenti, e la voce di Tony Hadley si fa apprezzare in tutte le sfumature, nonostante la pessima acustica del Palalottomatica. La confidenza con il pubblico sembra invariata ed il gruppo si diverte a scherzare e a far cantare, non risparmiando nemmeno i cori da stadio, ed affermando che l’Italia è come una seconda casa, per l’affetto ed il calore dimostrato. Due ore di spettacolo puro si chiudono con una splendida versione di “Gold”, cantata alla perfezione da tutti i presenti ed il gruppo si attarda nei saluti e nei ringraziamenti, stupito e soddisfatto da un amore così invariato ed incondizionato nonostante i tanti anni di assenza.