La nuova generazione di cantautori propone un altro interessante esordio: quello di Giuseppe Di Gennaro, che presenta in questi giorni L’abitudine, primo singolo di un progetto più ampio dal titolo Multiforme Uno, e dal primo dicembre su YouTube con il rispettivo videoclip. Milanese di nascita, ma con forti influenze salentine, Giuseppe si relaziona alla musica sin da piccolo, grazie al padre musicista, alle diverse scuole di musica frequentate e all’amore per la scrittura vista come un’esperienza vitale. Lo abbiamo incontrato per un’intervista proprio in questi giorni ed ecco cosa ci ha raccontato.

È uscito da poco il tuo primo Ep Multiforme Uno, che racchiude alcune delle tematiche che ti sono più a cuore.  Ce ne vuoi parlare?

Racchiudere in canzone delle tematiche “diverse” rispetto a quelle che sono più in voga so che è cosa ardita e rischiosa da fare, specie per chi si presenta al primo lavoro discografico, ma in fondo io mi sento lontano da certi calcoli e questo fa parte del mio modo di vedere la musica. Nel caso in questione il mio primo Ep, Multiforme Uno, contiene tre pezzi, dove ognuno porta con sé un suo motivo, nonostante il filo comune dell’invito alla costruzione dei rapporti nel tempo. Ne L’orologio ho cercato di affrontare il tema dell’inquietudine generazionale, visto attraverso il bisogno di recuperare la propria visione del mondo, oggi così messa a rischio da altre visioni spesso puramente strumentali. Mi riferisco, senza moralismi, all’idea che ognuno possa fare la propria strada mettendo a disposizione le sue capacità e rimanendo se stesso.  E’ un tema a me molto caro che riflette la società contemporanea, come del resto quello del brano seguente, L’abitudine, dove parlo del rischio di assuefazione dato dal non porsi più delle domande nelle azioni che si compiono, attraverso un ritornello a doppia chiave di lettura, sulla falsa riga della Lode al dubbio di Bertold Brecht, (al dubbio deve seguire l’azione) dove mi chiedo se non ci sia bisogno di più pensiero e movimento. Infine nella canzone di chiusura,  Canzone notturna, il tema è quello di una ninna nanna fatta di immagini e metafore in movimento da cui emergono dei consigli positivi e delle dolci proposte per attraversare la notte.

Quali sono le tue fonti di ispirazioni per la scrittura dei testi? Quanto c’è di autobiografico nelle tue canzoni?

Possono essere le persone che incontro, le situazioni che vivo, le cose che leggo e che vedo, le mie riflessioni, i viaggi che faccio, le culture che conosco, che, unite all’immaginazione, mi fanno trovare questa fonte di ispirazione per la scrittura. Non c’è un criterio mai uguale a se stesso,  può essere una o tutte le cose messe insieme. Per fare un esempio in Canzone notturna sono finiti dentro molti elementi: come una reinterpretazione personale di un episodio di Santiago de Il vecchio e il mare di Ernest Hemingway, una parte di influenza dalla legge di causa-effetto venutami probabilmente dai primi fervori buddhisti di mia madre, insieme ad una forte ispirazione immaginativa alimentata, credo, dalla voglia di sostenere una persona con cui ero coinvolto sentimentalmente.

Con quali artisti del panorama italiano ti piacerebbe collaborare? Cosa ascolti e ti piace?

Mi piacerebbe collaborare con Franco Battiato, Francesco De Gregori, Cristina Donà, Daniele Silvestri, Ligabue, Frankie Hi NRG, Ludovico Einaudi e molti altri. Solitamente ascolto generi diversi che vanno dai Radiohead a David Grey, dalla musica contemporanea al brit pop, da Nick Drake ai Sigur Ròs, dalla musica classica al jazz e mi piace spulciare tra gli artisti della scena indie pop che in diversi casi fanno delle produzioni secondo me interessanti, al pari di quelli che chiamiamo “big”.

Quanto è difficile per un artista emergente promuovere il proprio lavoro? Tu a cosa ti affidi?

Con i tempi che corrono nell’industria discografica oggi credo sia fondamentale il rapporto con la rete, i live e le radio aperte e indipendenti, proprio i canali che sto utilizzando, cercando di non dimenticare per quanto possibile la credibilità e il valore di ciò che si propone.

Un mezzo fondamentale per farsi conoscere ed apprezzare e senza dubbio il live. Com’è il tuo rapporto con la musica dal vivo? Ci sono date in programma?

Il mio rapporto con la musica live è interiormente e per analogia come quello che ha lo sciatore con la discesa in pista: un misto di adrenalina e concentrazione. In questo periodo, dopo una serie di presentazioni del disco in radio, sono già pronto insieme alla mia band a portare in giro il progetto. Colgo l’occasione per invitare, quanti lo vorranno, a seguire nel sito www.giuseppedigennaro.it o su www.myspace.com/giuseppedigennaromusic le date live che pubblicheremo nel prossimo periodo.