È uno dei cantautori più interessanti della scena milanese, e dopo l’incoraggiante esordio di Lucida nel 2007, Giuliano Dottori torna con Temporali e Rivoluzioni, a conferma del suo talento di songwriter e musicista. Lo abbiamo raggiunto per un’intervista ed ecco cosa ci ha raccontato.

È uscito lo scorso venerdì 6 novembre il tuo secondo disco Temporali e Rivoluzioni, registrato negli studi di Mauro Pagani e con la produzione artistica di Giovanni Ferrario (tra le collaborazioni ricordiamo Morgan, John Parish e PJ Harvey). Ce ne vuoi parlare?

È un disco diretto e criptico allo stesso tempo, molto urgente dal punto di vista emotivo, molto reattivo. Sono dieci tracce scritte e registrate in poco tempo. Giovanni Ferrario è senza dubbio il responsabile del suono di questo disco, un suono crudo ma caldo.

Oltre alla carriera solista suoni da diversi anni negli AtleticoDefina e negli Amor Fou. Ci sono altri artisti con cui ti piacerebbe collaborare?

Premesso che l’esperienza con gli Atleticodefina è finita da circa due anni, al momento cerco di concentrarmi sul mio progetto cantautoriale e sugli Amor Fou. In generale non vado alla ricerca di collaborazioni, mi piace quando le cose succedono con quel briciolo di casualità sufficiente a renderle magiche. Detto questo, mi piacerebbe fare qualche esperienza con artisti inglesi, più che altro per imparare.

Da tre anni sei anche direttore artistico del Festival Musica Distesa di Ancona. C’è qualche artista interessante che hai scoperto grazie a questa manifestazione? Ce lo vuoi segnalare?

Di vere scoperte ormai non se ne fanno più, nel senso che tra i social network e i tanti piccoli circuiti è sempre più facile entrare in contatto con artisti nuovi: arrogarsi il merito di “aver scoperto” Ttizio o Caio è una cosa al tempo stesso fastidiosa e ridicola. Quello che ti posso dire è che nel mio piccolo sono onorato di aver chiamato alla prima edizione la band bresciana degli Annie Hall, prima del loro debutto discografico. Mentre a quest’ultima edizione, la terza, ho invitato Thony, una cantautrice davvero straordinaria.

Come nascono i tuoi testi? Quanto c’è di autobiografico e quali sono le altre fonti di ispirazione?

Si comincia sempre dalla propria vita, quando si scrive, o dalle vite degli altri (per citare un film meraviglioso di qualche anno fa) che vengono però sempre filtrate dalla propria sensibilità. Credo che, di questi tempi, non manchino le fonti di ispirazione: la città, gli stili di vita, i rapporti umani sempre più incasellati in categorie, lo schifo della politica, lo schifo del razzismo dilagante, e ancora la ricerca della bellezza, dell’equilibrio. Di contenuti ce ne sono fin troppi! Il problema è la forma, come dire certe cose, quale linguaggio usare.

In concomitanza all’uscita dell’album è iniziato anche il tour. È difficile per un artista indipendente come te suonare in giro per l’Italia? Quali sono le prossime tappe?

È difficile soprattutto fare i conti con situazione tecniche ai limiti. Per il resto si tratta di aver la pazienza di fare migliaia di chilometri in macchina e di nutrirti all’autogrill. Diciamo che se riesci ad accettare questi due aspetti, le possibilità per suonare non mancano, ovviamente con l’ambizione e la speranza di fare mese dopo mese numeri sempre più grossi. A dicembre sarò prima in Toscana e poi  in Campania, mentre a gennaio- febbraio è prevista un’altra tappa romana, oltre ad altre date sia al Nord che al Sud. Il calendario aggiornato è sull’immancabile www.myspace.com/giulianodottori.