RoninSono tra gli esponenti più interessanti nel campo della musica strumentale, la risposta italiana a gruppi come Mogway e Sigur Ros. Abbiamo incontrato la mente del progetto, Bruno Dorella, per una chiacchierata sul nuovo album L’Ultimo Re e sui progetti musicali a cui si sta dedicando. Per chi volesse conoscerli meglio rimandiamo al loro MySpace: http://www.myspace.com/ronintheband

Partiamo dalla domanda più immediata, una curiosità più che altro: come mai questo nome?

Sono sempre stato affascinato dall’eroe sconfitto. Il Ronin è un samurai che ha tradito o ha fallito nel compito che totalizza la sua vita: proteggere il suo padrone. Una volta fallito, è costretto a vagare senza padrone e lavorare come mercenario. Quindi ancora un guerriero, ma reietto.  Pane per i miei denti.

I vostri tre album sono tutti strumentali, come nasce l’idea di scrivere senza un accompagnamento testuale?

Nasce parecchie migliaia di anni fa, quando l’uomo realizzò che battendo su una superficie si otteneva un suono gradevole e ritmico. La musica è stata utilizzata con o senza il canto sin dall’alba dei tempi.

La vostra musica si presta molto naturalmente ad essere colonna sonora cinematografica, come è successo, tra le altre cose, per il film Vogliamo anche le rose. Com’è scrivere per il cinema? Pone delle limitazioni alla libertà artistica?

Scrivere per il cinema è estremamente eccitante ed impone una lavorazione diversa rispetto alla musica strumentale, sebbene molto cinematografica come hai sottolineato. La nostra musica evoca immagini, mentre per una colonna sonora essa deve adattarsi alle immagini. Non è un vincolo alla libertà artistica, anzi, apre nuovi orizzonti e possibilità che non avrei esplorato altrimenti. E’ stata un’ esperienza fantastica che non vedo l’ora di ripetere.

A cosa vi ispirate per scrivere? Ci sono immagini che accompagnano la suggestione musicale?

Ci sono immagini mentali. Per esempio l’ultimo album parte da una frase: “Con le Budella dell’Ultimo Prete Impiccheremo l’Ultimo Re”. Da lì mi sono figurato una sorta di film, di cui ho fatto una colonna sonora immaginaria.

Tu Bruno ti sei occupato anche di altri gruppi e artisti della scena indipendente (ad esempio Bugo), com’è essere produttori in Italia? Hai altri progetti in questo senso?

Essere discografici underground in questo momento è un piccolo suicidio, non solo in Italia. Lo è anche per i gruppi. Firmare per un’etichetta oggi non è come aver firmato negli anni 90, o meglio ancora negli 80 o 70. Oggi per un gruppo sconosciuto conviene autoprodursi e cercare di suonare il più possibile. Io vado avanti con la mia etichetta Bar La Muerte, ma vista la congiuntura economica ho dovuto rallentare molto la produzione. Ora ho appena fatto uscire il nuovo ?Alos (ovvero Stefania Pedretti degli OvO), e sto per fare uscire Bologna Violenta. Punto molto su entrambi i dischi, anche per cercare di sopravvivere come etichetta. Date un’occhiata a www.barlamuerte.com .

Cosa ascoltate del panorama italiano? C’è qualche artista con cui vi piacerebbe collaborare?

Collaboro con molti artisti che mi piacciono, da Claudio Rocchetti agli Zu, da Mat Pogo a Fabrizio Palumbo. Sono un fan della famiglia Troglosound, un collettivo poco conosciuto tra le masse ma con un’ottima produzione e un buon seguito nel mondo del free jazz. Ultimamente ho conosciuto Teho Tehardo e mi piacerebbe molto fare qualcosa con lui. La sua carriera, da noiserocker negli anni 90 a compositore di colonne sonore e sound art oggi, è di grande ispirazione per me.