JoycutSono italiani ma cantano in inglese ed hanno un sound di respiro internazionale. Attenti al rispetto dell’ambiente, al recupero dei valori e con una passione per la fantascienza e per l’Arte in tutte le sue forme. Li abbiamo incontrati pochi giorni fa, in occasione dell’uscita del loro ultimo lavoro.

È uscito da poco per la rivista XL il CD Ghost Trees, che anticipa il vostro terzo album. Come nasce questa collaborazione?

Da tempo eravamo alla ricerca di un canale distributivo alternativo. Difforme dalla consueta piattaforma della grande diffusione. In scaffale. Nascosti ed Impolverati. Soprattutto per veicolare la nostra campagna La Foresta degli Alberi Fantasma. Avevamo bisogno di una partnership attenta, innovativa e credibile. Poi come per magia e con immenso orgoglio ci siamo ritrovati invitati a Milano nel Super Studio per la celebre “foto/doppia- copertina” di XL. Per fortuna dietro realtà spesso così consolidate vive ancora il fortissimo ed avveniristico spirito di ricerca, di rischio, di curiosità. XL, in primis nella figura del suo direttore, poi con la cura ed il sostegno di tutto lo staff, si è appassionato al nostro progetto condividendone  impegno, forma e sostanza. È così nata una virtuosa sinergia che ha permesso -per una volta- ad una piccola voce come la nostra di poter offrire ad una ampia fascia di pensatori una nuova e necessaria riflessione. Semplicemente attraverso Ghost Trees e la sua narrazione. E siamo pronti per continuare.

Nel vostro progetto musicale ricorre la figura di Mr. Man, un omino verde simile alla raffigurazione che spesso si fa degli alieni. Chi è in realtà Mr. Man?

Non ci stancheremo di ripeterlo. Mr. Man rappresenta l’alter ego identificativo della nostra poetica. Un alieno dal valore umano. Un verde extraterrestre che appartiene alla famiglia dei Grigi. Attraverso il suo sguardo ricordiamo a noi stessi quanto sia importante osservarsi dall’esterno. Essere pertanto imparziali ed autentici nei giudizi. Costruire uno spirito di collettività etica e di rivalutazione dei valori oramai sempre più in via di estinzione. Mr. Man è la nostra individualità sommersa. È l’uomo fanciullo, sognatore appassionato. È il fiore appassito della marginalità,  tutto ciò che appare diverso, distante. Che va recuperato, ri-trovato, ri-conosciuto. Salvato. Ecco perché il nostro imperativo categorico è salvare Mr. Man! Salvare noi stessi. L’umanità intera. La sua Natura. Il pianeta. La Realtà.

Oltre alla musica salta subito agli occhi la vostra passione per i fumetti, che viene sviluppata anche nell’artwork del disco. Siete voi ad occuparvi della parte grafica?

Non siamo solo appassionati di fumetti, anche di qualsivoglia altra forma espressiva. Vedi la fotografia, la poesia, il disegno astratto. Soprattutto siamo attenti al linguaggio attivo, attratti dalla ricaduta dei contenuti sul piano concreto. Il fumetto sintetizza egregiamente l’impatto tra fantasia, immaginazione e realtà, assumendone il ruolo di medium perfetto. Ci affidiamo, ci siamo affidati e ci affideremo di volta in volta a creature artistiche nuove, a mondi sensibili ricchi di varietà. Ne approfittiamo per invitare a dialogare con noi. Scrivere storie su Mr. Man. Proporci video, installazioni, disegni del nostro beneamato. Che ognuno si senti libero di interpretare il suo Mr. Man. Saremmo felici di poterne testimoniare ufficialmente.  L’artwork del disco è sempre curato da noi, in ogni sua modalità stilistica. Nel caso dell’EP Ghost Trees, ci siamo soffermati molto anche sui materiali del packaging. Riproponendoci di farne un esempio di virtù ecosostenibile al 100%. I disegni all’interno del booklet sono mutuati dal tratto di Sergio Algozzino che ha trasposto gli identificativi segni somatici di Mr. Man in una sorta di fumetto. Seguendo alla lettera le indicazioni del testo della canzone, a guisa di storyboard, e le precise linee guida caratteriali ed espressive del personaggio. Stessa cosa vale per il bellissimo video all’interno del CD. Con grande pazienza ed abnegazione Fabrizio Bonaga ne ha curato il compositing animatic lasciando intatta la natura delicata del disegno, della canzone e del nostro gusto.

Ascoltando il vostro lavoro la mente corre subito ad un certo tipo di Anni 80, soprattutto a gruppi come Cure e Joy Division. Quali sono le vostre fonti d’ispirazione ed i vostri modelli di riferimento?

Proprio questi. Tutta la scena dark e new wave ci ha travolti in pieno. La fase di imprinting pre-adolescenziale è stata fertile e vivida di ascolti, ricerche, immaginazione, stimoli fantastici, ribellione e senso compiuto di incomprensione. Tantissimi gruppi, tanti da catalogarli con la macchina da scrivere. Ma la cosa che sempre più ha inciso profondamente è stato il suono che quelle band proponevano. Dalla Factory alla 4AD, dai folletti di Boston agli squarci di Seattle, fino alla breve ma freschissima ascesa, sul finire degli anni 90, del brit pop più autentico e nascosto. Certo che pezzi di epoche come Nick Drake, The Smiths o RH si ritrovano -per fortuna imprescindibile- in tutto quello che ci piace ascoltare anche attualmente.

Siete molto attenti al rispetto della natura, avete suonato, tra l’altro, alla Giornata Mondiale dell’Ambiente. Ci sono altri progetti in ballo?

Un’attenzione che cresce assieme alla nostra consapevolezza. Dedichiamo cura a particolari molto inconsueti. Ci piace che siano i particolari stessi ad accorgersene, sorridendoci e stimolandoci ad andare avanti. Abbiamo scelto di suonare in locations d’eccezione, prediligendo i parchi ai palchi. Suonando tra gli alberi su tappeti di aghi di pino. Rispettando l’inquinamento acustico previo volume e durata dei concerti. Ad Agosto registreremo il sequel di Ghost Trees nello Studio A di Londra, il primissimo studio europeo alimentato completamente ad energia solare. Ma non vorremmo passare per dei fondamentalisti. Ci capita di sbagliare spesso, a volte troppo. Anzi di queste cose non se ne dovrebbe neppure parlare. Non dovrebbero fare notizia, abbiamo tutti bisogno di confrontarci con la nostra coscienza, fare un viaggio intenso ed introspettivo, comprendere che certi valori e certi gesti non sono più soltanto encomiabili quanto urgenti e necessari. La Natura è il Nostro Teatro di Vita.

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