Masoko_1Sono uno dei gruppi più interessanti del panorama romano indipendente, e dopo l’uscita del loro secondo album Masokismo si preparano ad affrontare un’estate ricca di progetti. Li abbiamo incontrati per una chiacchierata ad “otto mani”, come l’hanno definita loro.

Innanzitutto la domanda più banale e scontata: come mai il nome Masoko?

Il nome viene da un brano che chiude il primo album dei Police: Masoko Tanga. E’ un pezzo che ci ha sempre affascinati. Il suo testo è composto sillabe buttate lì a caso su una base tra dub e new wave. Desideravamo sin dall’inizio inventare un nuovo linguaggio con il quale esprimerci e forse in qualche modo in seguito lo abbiamo fatto.

È uscito da poco il vostro secondo album, Masokismo, come nasce questo lavoro? Quali sono state le forme di ispirazione e come è cambiato l’approccio rispetto al primo Bubù7te?

Bubù7te è stato registrato con mezzi di fortuna. Ci siamo chiusi nella nostra sala prove e abbiamo registrato tutto in meno di una settimana. Era un disco urgente e immediato: c’erano cose che non vedevamo l’ora di dire. Forse anche per questo abbiamo perso di vista l’aspetto qualitativo delle registrazioni, ma ci va bene così. Masokismo invece è frutto di esperienze più lunghe e anche più tormentate. Dopo l’interesse scaturito dal primo disco eravamo stati avvicinati da manager e produttori che sembravano avere la situazione in mano. Invece i mesi passavano e nulla di concreto si stava materializzando all’orizzonte. E’ stato un periodo difficile che ci ha fortemente provati a livello emotivo e psicologico ma da queste esperienze  abbiamo imparato molte cose. Ci siamo rimboccati le maniche e dopo aver interrotto i rapporti lavorativi con queste perone, siamo entrati in uno studio di registrazione da soli.

L’album è stato prodotto da Giorgio Canali, com’è stato lavorare con un professionista come lui? Cosa ha portato in più in questo disco?

Giorgio è stato molto importante per la riuscita di questo disco. Ad un certo punto sentivamo che mancava una sorta di filo conduttore tra i brani, non tanto dal punto di vista compositivo quanto da quello estetico. Perciò abbiamo pensato a qualcuno che con sensibilità e dovuta padronanza tecnica avrebbe saputo dare al disco un suo carattere all’interno del sound. Abbiamo chiesto a Giorgio Canali di collaborare alla produzione dell’album scoprendo con piacere che già ci conosceva e apprezzava. Quindi lo abbiamo raggiunto a Ferrara, dove tra una piadina e un bicchiere di vino ci siamo conosciuti meglio, rimanendo molto colpiti prima di tutto dalla sua personalità. Con il massimo dell’umiltà ci ha chiesto se non ci dava fastidio che suonasse un suo riff di chitarra su Troppitrucchi, é stato un evento molto significativo che forse riesce a dare un’idea dell’Uomo in questione.

Cosa significa essere “masokisti” al giorno d’oggi? Vi ritenete tali anche voi o vi tirate fuori con occhio critico?

C’è del masochismo in ogni azione dell’uomo di oggi. Si fanno cose solo per soddisfare bisogni indotti. Noi ne prendiamo atto, non ce ne tiriamo fuori, anzi semmai esaltiamo quelle che sono le caratteristiche dell’uomo posticcio. Per noi essere “masokisti” è come essere adepti di una nuova religione che spazza tutto via e si fa strada nel vuoto ideologico. Noi vorremmo essere i messaggeri di questa nuova religione per portare l’oppio ai popoli.

Com’è la scena romana musicale vista da chi, come voi, ne fa parte? Abbiamo qualcosa da invidiare a quella milanese?

Assolutamente no. La nostra scena romana è più che mai viva e vegeta e probabilmente meriterebbe più attenzione nazionale perché esiste una schiera di nuovi artisti nascenti che fanno “musica italiana”. Non ci riferiamo solo alla scena cantautorale, retaggio culturale del Folkstudio e di altre fortunose situazioni nate negli anni ’70, ma piuttosto a formazioni che vengono dalla new-wave, dal garage, dal post-punk dalla sperimentazione che si stanno aprendo, per la prima volta in massa, verso la forma cantata in italiano. I Cat Claws, ad esempio, nascono come quartetto post-punk/noise in inglese e recentemente hanno sfornato una cover di Vasco in versione elettro-pop. Anche Milano ha i suoi pezzi forti. Dapprima Bugo, con il quale abbiamo da sempre avuto un rapporto di reciproca stima, e oggi  Dente al quale, tra l’altro, abbiamo da poco regalato un remix tutto masokista della canzone Sole contenuta nel suo ultimo album, un regalo ampiamente meritato.

Cosa c’è di bello nel panorama indipendente? Quali dischi ascoltate e ci consigliate?

Qui la risposta potrebbe sfociare in un turpiloquio di nomi  perciò ci autolimiteremo scegliendo un disco a testa.

Sig. Solo – Il centro è commerciale

Dente – L’amore non è bello

Le Rose – Mi dice si/ Shumann

Lazy Gun – Seduto sul tuo sofà

A giugno sarete nel cast del MiAmi, la più importante vetrina musicale indie italiana. Altri progetti?

Attualmente siamo impegnati nella promozione del disco. Radio, giornali, concerti: ci piace fare le popstar! Poi gireremo un secondo videoclip estratto dal disco. Il primo singolo Savoir Faire per la regia di Dandaddy è riuscito ad entrare nella classifica dei video indie in rotazione su All Music. Da tempo stiamo lavorando ai nuovi pezzi. Ci sentiamo in un periodo creativo particolarmente fertile perciò non appena sarà possibile inizieremo a registrare il terzo album. Nel frattempo però stiamo coinvolgendo tanti musicisti elettronici italiani e internazionali per remixare i brani dell’ultimo disco. Il progetto, in continuo aggiornamento, si chiama MSKRMX ed è ascoltabile all’indirizzo www.myspace.com/mskrmx. Stay tuned!