Proiettili BuoniIl progetto Proiettili Buoni nasce circa otto anni fa dalla collaborazione di due dei cantautori più interessanti del panorama italiano: Paolo Benvegnù e Marco Parente. Accompagnati dalle loro chitarre, dal basso di Gionni Dall’Orto e dalla batteria di Andrea Franchi, hanno realizzato l’omonimo album soltanto l’anno scorso, registrandolo in presa diretta, secondo la migliore tradizione indipendente, al Viper di Firenze. Dieci le tracce, scritte da un ispirato Parente, a cui viene affidata anche l’interpretazione, e caratterizzate da un Paolo Benvegnù ancora più rock e tagliente. Interessante anche la copertina dello stesso, che li raffigura con delle ali rosse disegnate dietro le spalle, davanti ad una scacchiera con una sola pedina. Martedì l’appuntamento dal vivo al Circolo degli Artisti, con un pubblico numeroso e caloroso. Le luci si spengono intorno alle 23, e si inizia con la “sigla”, come la chiamano loro, che è un vero e proprio manifesto dell’intero progetto: “A salve io ti sparo proiettili buoni, e ti colpisco e ti ferisco, ma non ti offendo”… La performance è davvero emozionante, il quartetto non si limita a suonare, ma scherza con il pubblico, coinvolge, e Marco Parente improvvisa addirittura un balletto sulle note di Anni in tasca. E l’esperimento- contaminazione Benvegnù- Parente è perfettamente riuscito, perché sono loro i primi a divertirsi sul palco, a non prendersi sul serio, e si nota sin da subito.  Nessuna concessione alle rispettive carriere soliste, nessuna richiesta viene esaudita, si suona solo l’album, dalla prima all’ultima traccia. Gli episodi più interessanti risultano essere, oltre alla già citata Proiettili BuoniRagazza 1: “Come farfalla pensante che divora il mondo ecco sono il volo che dà forma e senso a ciò che senti più forte” e Fermo immagine: “Ah se bastasse un fermo immagine per darti pace prima di ricominciare ad essere colori, cose, animate e inanimate.. Ma chi si ferma è perduto in un fermo immagine”. Collaborazione, supergruppo, chiamateli come preferite, ma se i proiettili sono questi allora lasciamoci colpire, facciamoli entrare sottopelle, come una cura più che una malattia.

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