LeLuciDellaCentraleElettricaCosa succede quando un ragazzo di ventiquattro anni, apparentemente come tanti, ma particolarmente talentuoso, scrive un album su quello che vede nella nostra società? Succede che in quel di Ferrara Vasco Brondi, grazie all’aiuto del produttore Giorgio Canali, realizza Canzoni da spiaggia deturpata, album d’esordio uscito a maggio con lo pseudonimo de Le Luci della Centrale Elettrica, in riferimento a quelle luci che illuminano di sera la tangenziale e le case. Succede che quest’album, realizzato con poche risorse e tanta passione, diventa un piccolo caso mediatico, ricevendo un riscontro più che positivo da critica e pubblico, arrivando a vincere la Targa Tenco come Migliore Prima opera cantautorale dell’anno. Un lavoro influenzato dall’amore per Rino Gaetano- incredibile la somiglianza vocale di Vasco col cantautore calabrese- e per i CCCP, da cui riprende la rabbia ed il piglio di protesta. Riassunto, nonché punto focale dell’album risulta essere il primo singolo, Per combattere l’acne, dove Vasco urla le sue parole accompagnato da un duro suono rock, un’analisi del mondo metropolitano, un quadro perfetto degli “anni zero”, delle “spiagge deturpate”, del “cielo malconcio di Chernobyl”. Le parole sono esaltate, rimescolate, usate con originalità ma anche con consapevolezza, creando piccole poesie metropolitane: “sposarci con i cerotti usati”, “lavarsi i denti con le antenne della televisione durante la pubblicità”, “farò rifare l’asfalto per quando tornerai”. I pilastri dell’album, Rino Gaetano e CCCP come già detto, vengono citati palesemente. Il primo nel brano Nei garage a Milano Nord: “Per ammazzare il tempo ci siamo sconvolti nei garage di Milano Nord, chi odia i terroni, chi ha crisi interiori, chi scava nei cuori, chi legge la mano, chi regna sovrano, chi suda, chi lotta, chi mangia una volta, chi gli manca la casa, chi vive da solo, chi prende assai poco, chi gioca col fuoco, chi vive in Calabria, chi vive d’amore, chi prende il sessanta, chi arriva agli ottanta, chi muore al lavoro”. I secondi ne La gigantesca scritta Coop: “Aprendo la finestra sopra netturbini, sopra nottambuli, svetta la gigantesca scritta Coop, e i CCCP non ci sono più da un po’ ”. Un album importante, che segna una linea di confine in questi anni confusi e malconci, una luce a cui rivolgersi per ritrovare la strada della vera musica italiana.

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