La Crus“I La Crus chiudono perché gli amori finiscono, e quelli che sono stati veri e grandi non si trascinano, non meritano mediocrità”. Con questo spirito termina un capitolo di quindici anni di poesia ed emozioni, coronato da un best of- Io non credevo che questa sera- ed un tour prima nei palazzetti e poi nei teatri. Quello di martedì 18 all’Auditorium è uno degli ultimi spettacoli che il duo Mauro Ermanno Giovanardi e Cesare Costantini Malfatti ci concedono, contornato da quartetto d’archi, tromba, batteria, violoncello, ed ospiti a sorpresa. Un addio in grande stile, che rende onore ad una carriera di riguardo- cinque album e svariate Targhe Tenco- consacrata da critica e pubblico. Le soffici note de La nera signora aprono la serata, ed il primo a rendere omaggio ai La Crus è Riccardo Sinigallia, che sale sul palco con aria schiva ed un pizzico di malinconia. La sensazione dell’addio si percepisce in ogni nota, ed ogni brano è carico di rimpianto e passione. Perché se è vero che “ricordare è come un po’ morire, ma scordare è più difficile”, non resta altro che lasciarsi andare alla magia della musica, ripercorrendo mano nella mano i momenti più belli di questa storia d’amore. La scaletta pesca a piene mani dalla raccolta già citata, e sul palco arriva Syria, che duetta con Giovanardi in Soltanto amore, per poi lasciare il posto a Mario Venuti, a Carmen Consoli e Pino Marino. Ma ciò che colpisce di più è l’interpretazione di Mauro Ermanno, la sua presenza scenica, il suo vivere ogni singola parola di ogni brano con un’intensità unica nel panorama italiano. È l’amore a farla da padrone, in tutte le sue sfaccettature: dall’infatuazione, all’innamoramento, alla passione, al tradimento, al distacco, all’addio: “lasciamoci senza parlare, non ti accorgi che è tutto perduto? Se chiudo gli occhi il tuo sangue si gela all’istante, vedo il ghiaccio che cola dentro la tua bocca ancora”. Verso la fine del concerto i La Crus e Syria ci regalano una piccola perla: un inedito di Sergio Endrigo, Momenti, scartato nell’ultima edizione sanremese e donato all’ interprete romana dalla figlia di Endrigo. Il bis finale è affidato ad una cover, brani che hanno da sempre caratterizzato la carriera del duo: in questo caso c’è L’illogica allegria, pezzo di Giorgio Gaber riarrangiato in chiave jazz. Un’ora e mezzo di Musica e sul palco non restano altro che fogli sparsi ed emozioni vive.

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