Foto KlimtI Klimt 1918 sono uno di quei gruppi che conosci o per passaparola o grazie alle riviste di settore. Nel mio caso è valsa la seconda ipotesi. Incuriosita dalle lusinghiere recensioni sulla loro musica, nonché affascinata dal loro ultimo lavoro, il concerto al Circolo degli Artisti è stato un appuntamento immancabile. I componenti del gruppo sono italianissimi, a discapito di ogni aspettativa, romani per la precisione, ed è proprio grazie a questo che la serata ha tutta l’atmosfera di una rimpatriata tra amici: locale pieno ma non stracolmo e pubblico caldo quanto basta e pronto a cantare tutte le canzoni a memoria. Rimpatriata già dall’apertura del gruppo spalla, i Kardia, affini sia per le sonorità che per la provenienza geografica, mezz’ora circa fino all’arrivo dei Klimt intorno alle 23.A farla da padrone nel live è proprio il loro ultimo album, Just in case will never meet again, che rientra a pieno titolo nell’ambito Indie- New Wave, e che risente fortemente delle atmosfere primi anni Ottanta, strizzando l’occhio a Cure, U2 e Bauhaus. Il riferimento a quest’ultimi si evince già dalla scelta del nome, omaggio sia all’omonimo pittore, ma anche al primo nome scelto dal gruppo di Peter Murphy: Bauhaus 1919. I Klimt hanno già tre dischi all’attivo con l’etichetta tedesca Prophecy Production: Undressed Momento, Dopoguerra e infine quest’ultimo. Il concerto scivola veloce, ed i fratelli Soellner, Marco (voce e chitarra) e Paolo (batteria), regalano poco più di un’ora di musica, attingendo dal loro ancora non vasto repertorio e avvalendosi di un suono internazionale e di ampio respiro. L’uso della lingua inglese e la musica di chiara ispirazione anglosassone, contribuiscono a rendere i Klimt un gruppo facilmente esportabile e per questo conosciuto anche oltre i confini nazionali. Unica pecca riscontrabile alla serata è proprio la lunghezza dell’esibizione: soltanto un’ora ed un unico bis concesso prima dell’inizio del dj set. Il gruppo si scusa e lascia il palco a mezzanotte in punto, ed è un vero peccato, perché i Klimt sono un gruppo che si ascolta volentieri e si lascia amare.