I CosiUna serata come tante, quella di venerdì scorso. Ma con la voglia di ascoltare un po’ di buona musica italiana. Senza il caos dei grandi eventi, senza la calca dei concerti “importanti”, appoggiati al muro, tenendo il tempo con il piede. È questo il bello dei Cosi: riproporre una certo stile anni ‘70 con piglio personale e sfacciatamente rock. Il loro primo album Accadrà, uscito lo scorso anno, li ha portati in giro per l’Italia e la data romana li ha visti ormai collaudati e in forma, grazie anche alla presenza del bravo Alessandro Deidda, batterista delle Vibrazioni. Forse il modo migliore per definirli è proprio quello che amano dire di loro stessi: “I Cosi ricordano Ennio Morricone che orchestra Adriano Celentano, che canta una canzone scritta da Luigi Tenco a quattro mani con i The Hives”. Un guazzabuglio musicale ben riuscito, in cui ai brani originali si mescolano le cover, dei Beatles, di Modugno, e dello stesso Celentano. Ma i pezzi più interessanti sono senza dubbio gli inediti, dal singolo Domani, basato su una composizione semplice ed efficace, su un ritmo giocato con le mani, vere protagoniste del brano: “Mani che si incontrano così, inaspettatamente faccia a faccia con le mie, sono mani che di notte bramano, si vestono, si svestono, e si consumano perché ti desiderano”. Proseguendo con Rosa, una ballata triste e sofferta, la confessione di una tentazione irresistibile: “Rosa non essere gelosa se non ti guardo più, se penso solo a lei, se la sogno ancora tra le mie lenzuola, più bianca della luna, bella come nessuna, se tu fossi lei come ti vorrei”. Spaziando per un ritmo classico come il valzer de La neve a Milano, in cui alla poesia si mescola la voglia di giocare: “La neve a Milano ti fa tornare bambina come tanti anni fa, e ti lasci cullare dal rumore che fa la felicità, giochiamo come non abbiam giocato mai, che per le strade non ci son più macchine, la neve avvolge già tutta quanta la città, si risveglia in una nuvola soffice, se cadrà ti proteggerà”. C’è tutto questo e molto di più, c’è la volontà di sperimentare, di contaminare i generi per creare un qualcosa di nuovo, strizzando l’occhio alla nostra tradizione, ricordando le nostre radici. Speriamo di vederli davvero a Sanremo.