Temporali e Rivoluzioni: il cambiamento visto con gli occhi di Giuliano Dottori
È uno dei cantautori più interessanti della scena milanese, e dopo l’incoraggiante esordio di Lucida nel 2007, Giuliano Dottori torna con Temporali e Rivoluzioni, a conferma del suo talento di songwriter e musicista. Lo abbiamo raggiunto per un’intervista ed ecco cosa ci ha raccontato.
È uscito lo scorso venerdì 6 novembre il tuo secondo disco Temporali e Rivoluzioni, registrato negli studi di Mauro Pagani e con la produzione artistica di Giovanni Ferrario (tra le collaborazioni ricordiamo Morgan, John Parish e PJ Harvey). Ce ne vuoi parlare?
È un disco diretto e criptico allo stesso tempo, molto urgente dal punto di vista emotivo, molto reattivo. Sono dieci tracce scritte e registrate in poco tempo. Giovanni Ferrario è senza dubbio il responsabile del suono di questo disco, un suono crudo ma caldo.
Oltre alla carriera solista suoni da diversi anni negli AtleticoDefina e negli Amor Fou. Ci sono altri artisti con cui ti piacerebbe collaborare?
Premesso che l’esperienza con gli Atleticodefina è finita da circa due anni, al momento cerco di concentrarmi sul mio progetto cantautoriale e sugli Amor Fou. In generale non vado alla ricerca di collaborazioni, mi piace quando le cose succedono con quel briciolo di casualità sufficiente a renderle magiche. Detto questo, mi piacerebbe fare qualche esperienza con artisti inglesi, più che altro per imparare.
Da tre anni sei anche direttore artistico del Festival Musica Distesa di Ancona. C’è qualche artista interessante che hai scoperto grazie a questa manifestazione? Ce lo vuoi segnalare?
Di vere scoperte ormai non se ne fanno più, nel senso che tra i social network e i tanti piccoli circuiti è sempre più facile entrare in contatto con artisti nuovi: arrogarsi il merito di “aver scoperto” Ttizio o Caio è una cosa al tempo stesso fastidiosa e ridicola. Quello che ti posso dire è che nel mio piccolo sono onorato di aver chiamato alla prima edizione la band bresciana degli Annie Hall, prima del loro debutto discografico. Mentre a quest’ultima edizione, la terza, ho invitato Thony, una cantautrice davvero straordinaria.
Come nascono i tuoi testi? Quanto c’è di autobiografico e quali sono le altre fonti di ispirazione?
Si comincia sempre dalla propria vita, quando si scrive, o dalle vite degli altri (per citare un film meraviglioso di qualche anno fa) che vengono però sempre filtrate dalla propria sensibilità. Credo che, di questi tempi, non manchino le fonti di ispirazione: la città, gli stili di vita, i rapporti umani sempre più incasellati in categorie, lo schifo della politica, lo schifo del razzismo dilagante, e ancora la ricerca della bellezza, dell’equilibrio. Di contenuti ce ne sono fin troppi! Il problema è la forma, come dire certe cose, quale linguaggio usare.
In concomitanza all’uscita dell’album è iniziato anche il tour. È difficile per un artista indipendente come te suonare in giro per l’Italia? Quali sono le prossime tappe?
È difficile soprattutto fare i conti con situazione tecniche ai limiti. Per il resto si tratta di aver la pazienza di fare migliaia di chilometri in macchina e di nutrirti all’autogrill. Diciamo che se riesci ad accettare questi due aspetti, le possibilità per suonare non mancano, ovviamente con l’ambizione e la speranza di fare mese dopo mese numeri sempre più grossi. A dicembre sarò prima in Toscana e poi in Campania, mentre a gennaio- febbraio è prevista un’altra tappa romana, oltre ad altre date sia al Nord che al Sud. Il calendario aggiornato è sull’immancabile www.myspace.com/giulianodottori.
Inizia domani sera da Roma il Solo un uomo Tour 2009 di Niccolò Fabi
Dopo tre anni riparte dal Piper l’avventura live del cantautore romano
Appuntamento al Piper Club domani alle 23 per tutti gli amanti della musica di Niccolò Fabi, che torna dopo tre anni sulle scene con Solo un uomo, sesto album in studio. Una svolta intimista, disco importante che lo stesso cantautore ha definito “un nuovo inizio, una nuova vita”, e che vede il passaggio, dopo una lunga e proficua collaborazione, dalla Virgin alla Universal. Per celebrare i tredici anni di carriera ed i quarant’anni di età, Niccolò Fabi ha scelto un tour ridotto all’essenziale, con una formazione di quattro elementi: Gabriele Lazzarotti al basso, Fabio Rondanini alla batteria e Andrea Di Cesare al violino, per creare un dialogo ancora più stretto e diretto con il suo affezionato pubblico. L’album, uscito lo scorso maggio e molto apprezzato da esperti del settore e non, era stato presentato sinora soltanto con piccoli showcase, e da domani sera invece toccherà anche le principali città italiane. A sottolineare il costante impegno di Niccolò per il sociale e per i popoli in difficoltà, in molte delle città scelte per il tour, verrà proiettato in alcuni atenei universitari un documentario di sensibilizzazione realizzato con l’ong Medici con l’Africa Cuamm, al quale Fabi ha partecipato personalmente negli scorsi mesi, visitando i luoghi dell’Uganda dove si stanno realizzando i progetti dell’associazione. L’impegno umanitario rafforza ancora di più il valore dell’album stesso, che sin dal titolo vuole affermare il valore dell’uguaglianza e dell’origine comune di tutti gli esseri umani. In occasione della data romana, ad accompagnare l’artista sul palco ci sarà in primis l’amico e collega Roberto Angelini- che ha cointerpretato il secondo singolo Aliante, scritto con Pino Marino e presentato proprio in questi giorni- e poi altri ospiti segreti che si avvicenderanno nel corso della serata. Per approfondimenti e prevendite vi rimandiamo al sito: http://www.piperclub.it/
Otto Ohm, dopo quattro anni di nuovo sulla scena con Combo
E’ uscito lo scorso 16 ottobre il quarto album Combo, produzione totalmente indipendente che sta ottenendo un ottimo riscontro di critica e pubblico. Ne abbiamo approfittato per incontrare gli Otto Ohm nel loro studio di registrazione alle porte di Roma e per fare quattro chiacchiere con la voce del gruppo, Andrea Leuzzi.
Innanzitutto partiamo dalla domanda più scontata, ma anche immediata: perché Otto Ohm?
E’ il primo nome che ci è venuto in mente, avevamo le casse davanti a noi e guardandole abbiamo pensato “Però fico Otto Ohm”, questa è la vera spiegazione, è stato il pretesto per dare un nome al progetto, che poi si è rivelato lungimirante nel tempo.
Sono passati quattro anni dal vostro precedente disco, Naif, come mai tutta questa attesa?
Di solito noi lavoriamo così, non abbiamo mai fatto un disco l’anno, stavolta c’è voluto un po’ di più rispetto agli altri lavori, ma semplicemente perché parlando di cose reali, di vita, c’è bisogno di viverla per poterla raccontare, per poter avere un punto di vista diverso. L’album è la risultante di tanti pezzi, noi arriviamo con una scelta di circa quaranta brani e da lì ne selezioniamo gli undici- dodici che andranno a comporre il disco, che sono il riassunto di quello che abbiamo vissuto. Scegliamo i pezzi che vanno a seguire il filo conduttore che abbiamo voluto dare sin dall’inizio al progetto.
Combo esce come una produzione totalmente indipendente, dopo tre album in cui vi siete appoggiati ad etichette discografiche. Una scelta o un’esigenza?
Abbiamo sempre prodotto da soli il nostro disco, ci appoggiavamo ad etichette, comunque indipendenti, ma solo per una questione di prestigio, non eravamo pronti a gestire in maniera soddisfacente tutto. A noi piace fare la musica, e vorremmo fare esclusivamente questo, ma il mercato ti porta a fare questa scelta. Poi negli anni riesci a maturare una serie di contatti, che spesso sono anche amici, che ti aiutano a veicolare il progetto, a ricavarti uno spazio. Abbiamo sempre portato una creazione completa da tutti i punti di vista, oltre ai brani anche la copertina, è un nostro lavoro a 360 gradi.
Tra le collaborazioni vantate quella con Daniele Silvestri, con cui avete scritto il brano A me ricordi il mare. Come nasce questo rapporto artistico? Ci sono altri musicisti con cui vi piacerebbe lavorare?
In realtà io Daniele lo conosco perché agli albori degli Otto Ohm avevo una ditta di traslochi, ed uno dei primi che ho fatto è stato quello a casa di Daniele Silvestri. Poi ci siamo rincontrati artisticamente circa dieci anni dopo, lui stava lavorando al disco (Il Latitante, ndr) e sono andato a casa sua a Fregene un paio di volte, lui è venuto altre volte qui da noi ed in poche ore è nato il pezzo. Per quanto riguarda le collaborazioni, in Italia ci sono molte realtà valide, ma è un tipo di progetto che deve nascere spontaneamente a mio avviso, non deve essere un accordo tra etichette. Un’artista che ho riscoperto ultimamente e con cui ci piacerebbe lavorare è Cristina Donà.
Com’è il vostro rapporto con la scena indipendente italiana? Cosa ascoltate e vi piace?
Di base io ascolto la stessa musica da sempre, con qualche incursione nuova, ma non sono gruppi italiani. Del nostro panorama musicale, come dicevo, mi piace molto Cristina Donà, e la vena rock che sta uscendo in questi anni, è una bella riscoperta. Mi è piaciuto Bugo, che ha maturato nel tempo un suo stile, poi gli Afterhours, i Marlene Kuntz, ma ci sono anche altre decine di realtà, come alcuni gruppi reggae che sono sopravvissuti nel tempo. Certo se accendi la tv la situazione è piuttosto sconfortante, per chi vuole andare oltre il livello strettamente commerciale c’è poco, anche se poi quello che piace davvero alle persone sono spesso produzioni indipendenti.
E con le nuove tecnologie? Quanto sono importanti per la promozione?
Internet ha ribaltato totalmente la situazione, non sono più le radio a dettare cosa piace o non piace alla gente, a decidere cosa compreranno le persone. Su internet scegli cosa ascoltare, scopri gruppi nuovi ed ha molto più valore un video visto trecento volte su You Tube rispetto a quello passato in tv mille volte. Per fortuna questo dà la possibilità ai gruppi di venire fuori, come è successo anche noi, stiamo cavalcando quest’onda, lo stesso vale anche per l’acquisto della musica, puoi farlo direttamente dal computer o dal cellulare. Anche il download fatto illegalmente ha un suo valore promozionale, magari scarico un disco, lo ascolto tutta l’estate, mi piace e decido di comprarlo, oppure mi vado a vedere il concerto. Comunque crea quel tipo di interesse, non funziona più il passaggio in radio o il martellamento di uno spot pubblicitario, non c’è più quel parametro per cui “se io spendo un tot mi rientra tot”.
MySpace: www.myspace.com/ottoohm
Sito internet: www.ottohm.com
Alessandro Grazian: l’Italia punta ancora sui cantautori
In un panorama musicale in cui sembra che l’aspetto cantautorale stia perdendo man mano spessore ci sono delle eccezioni che fa piacere scoprire e conoscere, come è successo con Alessandro Grazian, giovane talento padovano, che suonerà al Lian Club di Roma il prossimo 12 novembre. Per tutti coloro che fossero interessati a saperne di più, rimandiamo al link MySpace: www.myspace.com/alessandrograzian
E’ uscito pochi giorni fa il tuo ultimo Ep L’abito, ce ne vuoi parlare?
L’Abito contiene 5 canzoni scritte quest’anno durante il tour di Indossai. Tra le cose che mi hanno spinto a questa pubblicazione c’era il bisogno di fare un’istantanea della mia vita e di dare una nuova testimonianza discografica prima della fine del decennio. L’Abito è una continuazione di Indossai ed è l’occasione per rivendicare la mia cifra stilistica.
Com’è attualmente essere cantautori in Italia? Trovi che sia più difficile emergere rispetto al passato?
È una domanda complicata, anche perché il passato che ci arriva e sempre un po’ romanzato: difficile dire come andava il mondo quando non c’ero. Di certo sono cambiate moltissime cosa dai tempi in cui i cantautori interpretavano più o meno consapevolmente i sentimenti delle persone. In questo periodo la società italiana è più disinteressata all’ascolto e alla cultura rispetto ad una volta e per questa ragione il talento non è sufficiente per emergere.
Quando hai scelto di dedicarti alla musica? Esiste veramente un momento in cui si capisce che è quella la strada da seguire?
Potrei rispondere che è stata la musica a scegliere me, ma suonerebbe troppo romantico. La voglia di fare musica mi ha sempre accompagnato e avere pubblicato finalmente il mio primo disco 5 anni fa mi ha aiutato a dare fiducia a questa mia passione.
Oltre che alla musica sei apprezzato anche come pittore, quale delle due attività senti più vicina? Si ispirano a vicenda?
Pittura e musica sono intrecciate tra loro e si nutrono a vicenda, ma anni fa ho dovuto sacrificare un po’ la pittura per la musica. Ora nella mia vita ci sono più note che immagini, ma non escludo un ritorno all’arte figurativa e appena avrò le condizioni per farlo ricomincerò a dedicare il giusto tempo al disegno e alla pittura. La passione per il mondo dei pennelli è comunque viva, tanto che in questi giorni sto esponendo i miei dipinti a Milano in una mostra personale.
Per gli artisti indipendenti i concerti sono il punto forte per farsi conoscere ed amare. Com’è il tuo rapporto con il live?
È un rapporto vivo e senza troppe pause di riflessioni; da quando ho esordito sono stato praticamente sempre in tour e anche prima di pubblicare il mio primo disco per anni ho suonato dal vivo le mie canzoni. Fare concerti mi piace e mi aiuta a crescere come artista e come persona.
E con la tecnologia? Funziona davvero la promozione online (Myspace, Facebook, Twitter)?
Il mio rapporto con la tecnologia è sereno. Sono cresciuto frequentando il computer e per quel che riguarda la promozione credo che certi social network (anche se con qualche limite) siano un buon strumento.
Ronin, quando la musica non ha bisogno di parole
Sono tra gli esponenti più interessanti nel campo della musica strumentale, la risposta italiana a gruppi come Mogway e Sigur Ros. Abbiamo incontrato la mente del progetto, Bruno Dorella, per una chiacchierata sul nuovo album L’Ultimo Re e sui progetti musicali a cui si sta dedicando. Per chi volesse conoscerli meglio rimandiamo al loro MySpace: http://www.myspace.com/ronintheband
Partiamo dalla domanda più immediata, una curiosità più che altro: come mai questo nome?
Sono sempre stato affascinato dall’eroe sconfitto. Il Ronin è un samurai che ha tradito o ha fallito nel compito che totalizza la sua vita: proteggere il suo padrone. Una volta fallito, è costretto a vagare senza padrone e lavorare come mercenario. Quindi ancora un guerriero, ma reietto. Pane per i miei denti.
I vostri tre album sono tutti strumentali, come nasce l’idea di scrivere senza un accompagnamento testuale?
Nasce parecchie migliaia di anni fa, quando l’uomo realizzò che battendo su una superficie si otteneva un suono gradevole e ritmico. La musica è stata utilizzata con o senza il canto sin dall’alba dei tempi.
La vostra musica si presta molto naturalmente ad essere colonna sonora cinematografica, come è successo, tra le altre cose, per il film Vogliamo anche le rose. Com’è scrivere per il cinema? Pone delle limitazioni alla libertà artistica?
Scrivere per il cinema è estremamente eccitante ed impone una lavorazione diversa rispetto alla musica strumentale, sebbene molto cinematografica come hai sottolineato. La nostra musica evoca immagini, mentre per una colonna sonora essa deve adattarsi alle immagini. Non è un vincolo alla libertà artistica, anzi, apre nuovi orizzonti e possibilità che non avrei esplorato altrimenti. E’ stata un’ esperienza fantastica che non vedo l’ora di ripetere.
A cosa vi ispirate per scrivere? Ci sono immagini che accompagnano la suggestione musicale?
Ci sono immagini mentali. Per esempio l’ultimo album parte da una frase: “Con le Budella dell’Ultimo Prete Impiccheremo l’Ultimo Re”. Da lì mi sono figurato una sorta di film, di cui ho fatto una colonna sonora immaginaria.
Tu Bruno ti sei occupato anche di altri gruppi e artisti della scena indipendente (ad esempio Bugo), com’è essere produttori in Italia? Hai altri progetti in questo senso?
Essere discografici underground in questo momento è un piccolo suicidio, non solo in Italia. Lo è anche per i gruppi. Firmare per un’etichetta oggi non è come aver firmato negli anni 90, o meglio ancora negli 80 o 70. Oggi per un gruppo sconosciuto conviene autoprodursi e cercare di suonare il più possibile. Io vado avanti con la mia etichetta Bar La Muerte, ma vista la congiuntura economica ho dovuto rallentare molto la produzione. Ora ho appena fatto uscire il nuovo ?Alos (ovvero Stefania Pedretti degli OvO), e sto per fare uscire Bologna Violenta. Punto molto su entrambi i dischi, anche per cercare di sopravvivere come etichetta. Date un’occhiata a www.barlamuerte.com .
Cosa ascoltate del panorama italiano? C’è qualche artista con cui vi piacerebbe collaborare?
Collaboro con molti artisti che mi piacciono, da Claudio Rocchetti agli Zu, da Mat Pogo a Fabrizio Palumbo. Sono un fan della famiglia Troglosound, un collettivo poco conosciuto tra le masse ma con un’ottima produzione e un buon seguito nel mondo del free jazz. Ultimamente ho conosciuto Teho Tehardo e mi piacerebbe molto fare qualcosa con lui. La sua carriera, da noiserocker negli anni 90 a compositore di colonne sonore e sound art oggi, è di grande ispirazione per me.
Vegetable G: l’insospettabile anima pop di Italo Calvino
Lunedì lo potrete trovare in tutti i negozi, ma noi abbiamo incontrato i Vegetable G in anteprima per parlare di Calvino, il loro ultimo lavoro, mentre si preparano ad un lungo tour che li porterà in giro per l’Italia e a dicembre a Roma. Un disco pop nel senso più pieno e vero del termine, con echi anni 80 e ritornelli giocosi, naturale evoluzione di quel Genealogy che avevano conosciuto ed apprezzato due anni fa. Ecco cosa ci hanno raccontato Giorgio Spada (voce e tastiere) e Luciano D’Arienzo (basso e chitarre).
Una delle caratteristiche dei gruppi indipendenti sembra essere la scelta di nomi particolari ed originali.. Qual è il significato di Vegetable G?
Giorgio: Altra caratteristica dei gruppi indipendenti è “dimenticarsi del motivo per cui si è scelto un nome così difficile da pronunciare!” (ride) Per questo motivo andiamo avanti e vediamo cosa possiamo fare per dargli una sorta di evoluzione darwiniana.. Che sia quasi inavvertibile come “da scimmia a uomo”, per intenderci.
Vi abbiamo conosciuto due anni fa con l’album Genealogy, in cui vi interrogavate sull’origine dell’universo. A quale conclusione siete giunti?
Luciano: Personalmente concludo col dire che tutto è nato con THE UNIVERSAL dei Blur di sottofondo!!!! Mah, conclusioni no… Però ci vengono in mente certe teorie per l’anno 2012 niente male, niente male davvero!
Sta per uscire nei negozi, il prossimo 12 ottobre, il vostro nuovo lavoro, Calvino. Come mai un omaggio a questo grande scrittore del Novecento?
Luciano: Non credo ci sia sotto un intellettualismo eccessivo… Semplicemente il signor Italo Calvino in un’altra dimensione deve essere stato il miglior amico di Giorgio! Come si fa a non voler bene ad Italo Calvino?!!! Avete mai letto Le cosmicomiche?
La vostra musica riecheggia molto le atmosfere New Wave dei primi anni 80. Quali sono le vostre fonti di ispirazione?
Giorgio: Questo dipende esclusivamente dal fatto che abbiamo una trentina d’anni ciascuno e mentre eravamo a scuola ad imparare a leggere e a scrivere i nostri cugini più grandi mangiavano Joy Division e Jesus and Mary Chain a colazione e alla fine le briciole ci sono cadute addosso direttamente sul cuore!!!
Nell’ultimo album tra le collaborazioni figurano gli A Toys Orchestra. Come nasce questa idea? Con chi vi piacerebbe lavorare in futuro?
Giorgio: La presenza- collaborazione- supervisione di Enzo degli A Toys era quasi necessaria, vista la stima- amicizia che si è creata in questi anni con lui (e gli altri Toys..)… Nessuno più di lui sarebbe potuto entrare così empaticamente nelle atmosfere di Calvino, è stato davvero fondamentale!!! Per il futuro staremmo pensando a Franco Battiato!!!
Avete già in cantiere delle date live? Quali sono le prossime tappe?
Giorgio: Si sta lavorando instancabilmente per fare in modo che Calvino abbia un tour promozionale adeguato, a breve tutte le date confermate… Per adesso ricordiamo che a Roma saremo il 19 dicembre prossimo!!!!
MySpace: www.myspace.com/vegetableg
Marlene Kuntz, quando la musica non basta
Sono una delle band più eclettiche del panorama italiano, musicalmente attive da più di vent’anni, ed ora al lavoro anche nella letteratura e nel cinema. Attualmente in giro per l’Italia per presentare reading teatrali e sonorizzazioni (l’ultima delle quali alla Biennale di Venezia), ne abbiamo approfittato per incontrare il loro leader e frontman Cristiano Godano e per parlare dei diversi progetti di cui sono protagonisti.
Siete reduci da più di un anno di tour teatrale dell’album Uno. Come è stata questa esperienza? Come vi hanno accolto i fan in questa nuova veste?
Chi c’era in una altissima percentuale di casi si è goduto un live fatto di canzoni prese da una buona parte di dischi del nostro repertorio oltre che da Uno, nostro ultimo… Alludo a quelle canzoni che erano già state in versione originale concepite in modo delicato, intimo, decisamente non urlato: chi segue i Marlene da sempre, senza fraintendimenti e sapendo che la nostra anima non è solo rock distorto e fragore, tutto questo se lo aspettava e desiderava… Sicché ci hanno accolto molto bene e con molto godimento.
Oltre alla musica vi siete cimentati anche nel cinema, sia nel ruolo di attori che nella colonna sonora del film Tutta colpa di Giuda. Come è nata questa idea?
Dal regista Davide Ferrario, che ci ha formalmente e amichevolmente invitati.
Tu in particolare Cristiano sei attivo anche in veste di scrittore- con la raccolta di racconti I Vivi. Hai intenzione di pubblicare altri libri? Su quali argomenti?
E’ una intenzione che nella graduatoria delle priorità arriva molto dopo altre che urgono: sicché, francamente, è presto per sapere di cosa vorrò parlare. Non ho nemmeno idea di cosa mi occuperò nel prossimo disco, che a breve inizieremo a lavorare.
Insieme a Gianni Maroccolo e Howie B state collaborando ad un progetto che si chiama Beautiful e che confluirà a breve in un disco. Come nasce e di cosa si tratta?
Da un’occasione particolare in cui ci ritrovammo entrambi ospiti dei Masbedo, un duo milanese di video arte. Dalle chiacchiere intercorse nacque spontaneamente e genuinamente una simpatia reciproca che stimolò un invito a provare a fare, un giorno, qualcosa insieme. “Quel giorno” è arrivato nella scorsa primavera, e ci ha portati in uno studio mobile in Romagna, dove abbiamo registrato una decina di pezzi in perfetto equilibrio fra chitarrismo e elettronica, discreta ma vitale…
Dopo l’esperienza di quest’anno degli Afterhours, partecipereste al Festival di Sanremo o pensate che non ci sia posto per la musica indipendente nel mainstream televisivo?
Il posto gli After se lo sono trovati, così come se lo trovarono i Subsonica, i Bluvertigo, i Timoria, Vasco Rossi (che all’epoca era più trasgressivo e alternativo di tutti i citati messi insieme) e quant’altri… A qualcuno è andata benissimo, a qualcuno bene, a qualcuno non ha spostato di molto ma ha fatto suonare parecchio dal vivo (oro colato, di questi tempi, visto che i dischi stanno morendo, e con loro parte dei guadagni dei musicisti), a qualcuno è andata male o molto male (e non sto parlando di classifica all’interno della competizione)… Proprio questo altalenarsi di possibili esiti è l’unico vero motivo che ci mette in difficoltà sul decidere se andarci oppure no…
In quasi vent’anni di carriera vi siete avvalsi di importanti collaborazioni, soprattutto di respiro internazionale. C’è qualche artista con cui vi piacerebbe confrontarvi?
Ci siamo già tolti parecchie soddisfazioni… E non è ancora finita!
Siete già al lavoro sul prossimo album? Qualche anticipazione?
Ehm… In parte ho già risposto. E per quanto riguarda le musiche: mi credi se ti dico che ancora non abbiamo nulla di pronto?
Sito Internet: www.spaziodigitale2.org/
MySpace: www.myspace.com/marlenekuntzofficial
The Niro: quando il pubblico si fa talent scout
Davide Combusti, in arte The Niro, è uno degli esempi più lampanti di “fenomeno MySpace”, (www.myspace.com/theniro ) scoperto grazie al tam tam della rete ed al passaparola degli utenti. Lo abbiamo incontrato in occasione del concerto romano al Circolo degli Artisti, dove ha stupito ed entusiasmato il pubblico grazie al talento e alla voce particolarissima. Ecco cosa ci ha raccontato.
Iniziamo con la domanda più scontata, come mai hai scelto questo nome?
Il nome The Niro è nato per caso, inizialmente destinato ad una band che avevo fondato nel 2002 e che in seguito si sciolse. Nel circuito indipendente tutti avevano iniziato a darmi questo soprannome, così decisi di tenerlo anche per il progetto cantautorale.
Il tuo primo album omonimo è uscito quasi un anno fa, riscuotendo molti consensi sia da parte del pubblico che della critica. Come mai la scelta di cantare in inglese? Non hai paura che possa allontanarti da una fetta di pubblico?
In Italia si ascolta tanta di quella musica cantata in inglese che non credo la gente si faccia così tanti scrupoli al riguardo. Riguardo i testi poi, se da una parte perdo in immediatezza di messaggio per chi non conosce la lingua – considerando già la musica come veicolo universale di comunicazione – dall’altra l’uso di un idioma così diffuso mi ha aperto le porte per altri mercati nel mondo. Ho sempre avuto la voglia di parlare un po’ a tutti. Magari il prossimo disco lo farò in cinese,chissà!
Sei stato paragonato da molti, sia per la voce che per lo stile, a Jeff Buckley. Ti ritrovi in questo paragone? Quali sono le tue altre fonti di ispirazione?
Amo Jeff Buckley, ma non mi ritrovo affatto nel paragone per svariati motivi, primo fra tutti il fatto che l’ho conosciuto dopo aver iniziato a scrivere musica.
La mia fonte d’ispirazione principale è il cinema. Le immagini di un film (di qualunque genere) mi regalano sempre infiniti spunti per nuovi brani.
Com’è il tuo rapporto con il live? Con quali artisti ti piacerebbe collaborare in futuro?
Il rapporto con i live è di amore incondizionato! Sono una persona fondamentalmente timida, e , nonostante abbia suonato un po’ ovunque per anni, è bello constatare che l’emozione ogni volta è sempre la stessa.
In un futuro prossimo mi piacerebbe molto collaborare con Badly Drawn Boy, Beatrice Antolini, Paolo Benvegnù.. La lista è davvero lunga!
Federico Fiumani in un’intervista ci ha confessato che andrebbe a Sanremo come autore di un pezzo per te. C’è nei tuoi progetti la chermesse ligure?
Sono felice che lo abbia detto, adoro Federico, e tra l’altro di questo progetto Sanremo ne parlammo una sera a Roma qualche mese fa. Ma per gioco! (ride) Onestamente non mi ci vedo proprio sul palco di Sanremo, anche se nella vita non si può mai dire!
Sei già al lavoro sul secondo album? Qualche anticipazione?
Ci sto lavorando proprio in questi giorni. Il disco uscirà certamente il prossimo gennaio, ma purtroppo per ora non posso dire di più.
I Mardi Gras: un Carnevale di musica ed emozioni

I romani Mardi Gras sono uno dei gruppi più interessanti del panorama indipendente, tanto che il loro talento ha colpito prima di tutto le orecchie della stampa irlandese, dove sono più conosciuti che in Italia. Attualmente al lavoro sul secondo album, saliranno sabato 19 settembre sul palco del Note Tempo Village a Roma. Abbiamo incontrato il gruppo qualche giorno fa ed ecco cosa ci ha raccontato.
Innanzitutto la domanda più ovvia e scontata; come mai Mardi Gras?
Fabrizio Fontanelli (chitarre e testi): L´ho scelto semplicemente curiosando tra la mia collezione di dischi. Mardi Gras è l’ultimo lavoro in studio dei Creedence Clearwater Revival, una della mie band preferite di sempre.
Mi piacque subito, poi scoprii in seguito che il suo vero significato è il carnevale di New Orleans, un’esplosione di musica e energia. E´ stato bellissimo avere moltissimi contatti dalla Lousiana da persone che ci scoprivano su Myspace (www.myspace.com/mardigrasmusic) e rimanevano affascinati dalla nostra musica. Ed è stato poi tragico quando arrivò Katrina.
La vostra avventura musicale deve molto alla stampa irlandese, che sin da subito ha recepito ed apprezzato la vostra musica. Ce ne volete parlare?
Fabrizio Fontanelli (chitarre e testi): Hot press, che è la bibbia del rock irlandese, ci ha subito adottato e recensito entusiasticamente. L’ambiente dublinese è a me caro ed è stato naturale veicolare il nostro materiale lì, essendo i brani in lingua inglese, e anche andare in tour in Irlanda è stato meraviglioso e speriamo di tornare presto in occasione del nuovo album.
Siete attualmente in tour con due date romane il 10 e il 19 settembre. Come vivete l´esperienza live?
Manuela Simonetti (voce): L´esperienza live è qualcosa per me molto importante, è alla base di una band, attraverso la musica live si crea il contatto con il pubblico, che viene trascinato in un viaggio fatto di emozioni e sensazioni vive. Sono da poco nei Mardi Gras e il 10 settembre è stato il primo live insieme, c´era una forte carica ed una grande emozione da parte di tutti, è stato un gran bel concerto. Ho già avuto esperienze live in precedenza, so quanto è bello viverle a pieno, soprattutto quando c´è un gran feeling tra i componenti della band, cosa che nei Mardi Gras non manca.
Alessandro Fiori (batteria): Non esisterebbero i Mardi Gras senza live!
Com´è il vostro rapporto con la scena indipendente italiana? Che musica ascoltate e con chi vi piacerebbe collaborare?
Manuela Simonetti (voce): Sono da sempre appassionata degli anni ´70 e quindi molto legata alla musica di quel periodo, ma mi piace muovermi nel mondo della musica senza pormi limiti, non amo ridurre tutto ad un solo genere musicale, adoro le vibrazioni e le sensazioni che riesco a catturare spaziando dal jazz al blues, dal soul al rock, dal progressive alla new wave, dalla sperimentale all´elettronica.
Fabrizio Fontanelli (chitarre e testi): Siamo tutti onnivori di musica. La scena indipendente italiana è un flusso continuo di band e autori fantastici, io adoro tra tutti Paolo Benvegnù, i Virginiana Miller, i Perturbazione, Pino Marino e molti altri; se pensi a un cd come Il paese è reale tasti il polso a questa Italia dove ci siamo finalmente smarcati da una scena asfittica, parecchie band vanno in tour all’estero, penso ai Belladonna e al loro appeal internazionale o a The Niro. Quando noi andammo in tour in Irlanda fummo molto apprezzati e seguiti. Collaborazioni vediamo… Beh, una bella produzione di Paolo Benvegnù sarebbe il top! Ci stimiamo a vicenda ed è sempre bello stare in sua compagnia.
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State già pensando al nuovo album? Qualche anticipazione?
Manuela Simonetti (voce): Si, il nuovo album è in fase di produzione, stiamo lavorando a nuovi brani ed un´anticipazione c´è stata proprio il 10 settembre con il brano Sister I know in una versione molto particolare, solo piano e voce.
Fabrizio Fontanelli (chitarre e testi): Parecchie energie si sono liberate, ci sentiamo finalmente liberi di esplorare, e improvvisare, ognuno sta portando un suo contributo ed è decisamente il periodo più eccitante del nostro viaggio musicale.
Alessandro Fiori (batteria): Abbiamo già dei pezzi pronti in puro stile Mardi Gras ed altri che fungeranno da ponte per un’evoluzione sonora che non vi anticipo.
Mai abbastanza
Ho aspettato tanto per vederti tornare
e non sarò mai pronta a sentirti nuovamente andar via..
Sei dentro me
da ora
da sempre.
Oggi è uno di quei giorni
in cui ti sento in ogni respiro,
ma sei lontano.
Il mio tutto non sarà mai abbastanza
per farti restare:
si può essere più impotenti?